Alfredo Biondi (1980) e Pietro Grasso (2018) contro le mafie

Un confronto tra le informazioni discutibili trasmesse in modo implicito

Il confronto di questa settimana ripercorre un fil rouge che attraversa la storia del Parlamento italiano: il contrasto alle mafie. Il 6 gennaio 1980 il Presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella viene assassinato a Palermo da un sicario di Cosa Nostra. L’omicidio segue di meno di due anni quello di Peppino Impastato, a cui Mattarella aveva dichiarato solidarietà. L’opinione pubblica è scossa, l’indignazione raggiunge Montecitorio: due mesi dopo il Ministro dell’Interno del governo Cossiga, Virginio Rognoni, presenta una proposta di legge avente per oggetto Norme di prevenzione e di repressione del fenomeno della mafia e costituzione di una Commissione parlamentare permanente di vigilanza e controllo. Nel corso del dibattito, tra i contrari all’istituzione della Commissione interviene il deputato del PLI Alfredo Biondi. In un lungo discorso, in cui descrive molte sfaccettature del fenomeno mafioso, dichiara di aver già constatato l’inefficacia delle norme straordinarie, e richiama piuttosto a un uso efficace degli strumenti già esistenti. Dopo rinvii, aggiunte e modifiche, e anche dopo gli omicidi del segretario regionale del PCI Pio La Torre e del prefetto di Palermo, generale Carlo Alberto della Chiesa, il decreto voluto da Rognoni sarà una delle basi della legge Rognoni – La Torre, che nel 1982 introdurrà nel codice penale italiano il reato di associazione per delinquere di tipo mafioso.

Alfredo Biondi, comunque, sarà una delle poche figure politiche capaci di attraversare indenni il passaggio dalla prima alla seconda Repubblica, diventando Ministro di Grazia e di Giustizia nel I Governo Berlusconi. Lo si ricorderà per aver presentato in tale veste, nel 1994, il cosiddetto decreto salvaladri, che scarcera numerosi detenuti di Tangentopoli, successivamente ritirato in seguito alle dimissioni del pool dei magistrati di Milano e alla intensa protesta popolare. Trentotto anni dopo, il 24 ottobre 2018, il Senato discute la riforma della legge sul voto di scambio politico-mafioso. La riforma, che prevede l’inasprimento della pena per il reato di voto di scambio, è un cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle, che governa insieme alla Lega nel I Governo Conte. Al momento delle dichiarazioni di voto, interviene Pietro Grasso di LeU. Il Senatore siciliano di contrasto alla mafia se ne intende: magistrato, è stato giudice a latere al Maxiprocesso, procuratore di Palermo e capo della Direzione nazionale antimafia. Nel suo discorso, Grasso constata che, anche a causa della bocciatura dell’emendamento da lui proposto, la nuova fattispecie del 416-ter sia peggiorativa: “È inutile aumentare le pene. È inutile levare il riferimento al metodo mafioso. È inutile prevedere l’interdizione perpetua a seguito di una condanna se, con questa modifica, si allontana la possibilità di dimostrare innanzitutto la colpevolezza di chi cerca accordi elettorali con la mafia”. Nonostante il voto contrario del gruppo di LeU, il Senato approva.

Discorso di Alfredo Biondi (PLI)

Camera dei Deputati, 6 marzo 1980

Puoi ascoltare la registrazione del discorso qui.

Discorso di Pietro Grasso

Aula del Senato, 24 ottobre 2018

Puoi vedere il video dell’intervento qui.

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