Mariastella Gelmini (2008) e Matteo Renzi (2015) sulla riforma della scuola

Un confronto tra le informazioni discutibili trasmesse in modo implicito

In questi giorni di settembre in cui assistiamo al rientro a scuola più atteso e temuto di sempre, abbiamo voluto mettere a confronto due discorsi che riguardano le ultime due riforme scolastiche approvate dal nostro Parlamento: la riforma Gelmini e la Buona scuola renziana.

Nell’autunno del 2008 vengono convertiti in legge i primi decreti firmati da Mariastella Gelmini, Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca del IV governo Berlusconi. Le norme incidono profondamente sulla precedente riforma Moratti: la scuola primaria vede la reintroduzione del maestro unico, mentre l’istruzione superiore subisce una drastica razionalizzazione, che abolisce tutte le sperimentazioni, i progetti assistiti, le opzioni a scelta e i tirocini di licei, istituti tecnici e professionali. Gli stanziamenti per la ricerca universitaria vengono tagliati del 7%. La riforma è accolta in tutta Italia da imponenti manifestazioni di protesta e sciopero: la principale critica che viene mossa all’operato di Gelmini riguarda il drastico taglio dei finanziamenti all’istruzione pubblica. “Non pagheremo noi la vostra crisi” scrivono gli studenti sugli striscioni. La ministra ribatte che le critiche sono strumentalizzate e amplificate dai media, portate avanti da chi vuole impedire ai ragazzi di studiare, e per quanto riguarda l’università si concentrano proprio negli atenei meno virtuosi.

Nel 2015 il Governo Renzi vede approvata dal Parlamento la riforma denominata la Buona scuola, che aumenta i poteri dei dirigenti scolastici, introduce un sistema di valutazione dei docenti e l’obbligo della alternanza scuola-lavoro per tutti gli istituti superiori. La riforma prevede inoltre l’assunzione di 100mila precari iscritti alle graduatorie a esaurimento. Le critiche parlano di clientelismo, di favoritismi nelle assunzioni, di una distorsione del finanziamento pubblico in mecenatismo, di presidi-sceriffo. Oltre alla Ministra Stefania Giannini, è lo stesso premier ad intervenire spesso in difesa della riforma. In un video che acquista una certa popolarità, scrive sulla lavagna i punti forti della riforma: l’alternanza scuola-lavoro come rimedio alla disoccupazione giovanile, la cultura umanista come base della formazione dei cittadini, più soldi agli insegnanti che se li meritano, l’autonomia per andare incontro alle esigenze del territorio e la continuità garantita dall’assunzione dei precari.

Grazie .

Il presidente poco fa ha illustrato i contenuti veri del decreto sulla scuola e la volontà ferma del governo di lavorare in maniera efficace per una scuola di qualità e nell' interesse degli studenti , dei ragazzi , delle famiglie e anche dei docenti che meritano di essere pagati meglio , meritano di avere il rispetto dei ragazzi a scuola .

Io vorrei toccare ora il tema dell' università

Dico subito che non presenterò oggi la proposta sull' università che pure ho pronto , ma che ho intenzione di presentare solo dopo la conversione del decreto sulla scuola , perché è nostra abitudine iniziare un lavoro , completarlo e poi passare ad un altro argomento .

Semplicemente , oggi ho intenzione di favorire mi auguro una riflessione attorno a numeri precisi sui quali vorrei che si ragionasse e che tutti insieme ci ponessimo delle domande .

Il nostro paese , la nostra università sforna un numero di laureati che è inferiore a quello del Cile .

Abbiamo 94 università e ben 320 sedi distaccate nei posti , diciamo , non certamente nelle grandi nelle grandi città e neanche in posti strategici per l' economia italiana .

Abbiamo 37 corsi di laurea con un solo studente .

327 facoltà universitarie che non superano i 15 iscritti .

Negli ultimi sette anni sono stati banditi 13232 posti .

Nel 99 % dei casi sono stati promossi docenti senza che ci fossero i posti disponibili con un aumento dei costi di 300 milioni di euro .

Non c' è una università italiana nelle prime 150 università al mondo .

Abbiamo 5500 corsi di laurea quando nei paesi europei ce ne sono meno della metà e abbiamo attivato 170000 insegnamenti rispetto ai 90 mila della media europea .

Questi sono numeri sui quali credo che non si possa invocare la responsabilità del ministro Gelmini o del governo Berlusconi .

Sono dati che noi ereditiamo , che sono sotto gli occhi di tutti .

E allora io mi aspetto che anziché bruciare , come è avvenuto in questi giorni , un decreto che peraltro non tocca l' università , a fronte di una disponibilità che io confermo a ragionare con tutto il mondo accademico , però ci sia da parte dei rettori e dei professori un po ' di autocritica .

Perché è chiaro a tutti che una situazione di questo livello , di questa dimensione porta l' università al collasso .

Qualcuno autocritica la sta facendo chiedendo al governo un patto di stabilità .

Ragioneremo dalla prossima settimana su questo tema .

Però io oggi invito e faccio un appello perché rispetto alle proteste ci sia un abbassamento dei toni .

Il governo da sempre è aperto al confronto , anche se mi pare che la disponibilità del governo non venga raccolta e non interessi coloro che cercano strumentalmente lo scontro di piazza .

Sulla natura della protesta è già intervenuto il presidente .

È chiaro a tutti che la sinistra ha scelto la scuola e l' università come terreno di scontro politico .

La protesta è di natura politica alla regia della sinistra e anche quella dei centri sociali .

I mass media stanno dando molto spazio alle occupazioni , alle mobilitazioni che riguardano qualche migliaio di persone .

Io vorrei ricordare che ci sono decine di migliaia di ragazzi che ogni giorno si recano a scuola come nelle università , che studiano e danno esami .

E sono anche un po ' indignata nel constatare la notizia di oggi che in molte scuole e università alcuni gruppi minoritari intendono impedire ai ragazzi di studiare e ostacolano l' ingresso dentro le università .

Ecco , questo non mi sembra un esercizio di democrazia ma un esercizio di prepotenza e mi aspetterei che la sinistra intervenisse nel merito e non andasse a sobillare gli studenti che oggi sono vittima di un sistema universitario che non funziona e che dà a loro , che offre a loro meno opportunità rispetto agli altri ragazzi dei paesi europei .

Rispetto a questa situazione io nelle prossime settimane presenterò un progetto sull' università ma chiedo da subito all' università trasparenza nella gestione dei bilanci .

Va avviata una riflessione seria sui costi , sulla sostenibilità finanziaria delle iniziative dentro le facoltà .

Intendo conoscere le reali situazioni debitorie e creditorie degli atenei , che non possono pensare di prescindere da una gestione trasparente ed efficiente delle risorse .

Non a caso ho avviato controlli in alcune università che sono vicini al dissesto finanziario e sono peraltro quelle dove le occupazioni sono più forti .

Mi riferisco a Siena , Firenze e a Pisa , per citarne alcune .

Quindi il tentativo di riversare sul governo la responsabilità della cattiva gestione che oggi raggiunge il livello di guardia , beh io credo che non sia un tentativo che viene smentito dai fatti .

Quindi , cerchiamo di mettere le carte in tavola , di giocare a carte scoperte e non di usare i problemi che oggi ci sono e che questo governo eredita e che ha la volontà di risolvere per scaricare la responsabilità sul governo stesso .

È un gioco che non , che non funziona , che noi non possiamo avvalorare .

Ripeto , confrontiamoci , ragioniamo , ma partiamo da una situazione in cui la difesa dello status quo non risponde all' interesse dei ragazzi e delle famiglie .

Quindi noi non possiamo ritirare alcune cattive abitudini nell’ utilizzo del denaro pubblico .

Invochiamo più trasparenza .

Invochiamo efficienza ed efficacia nella gestione .

Siamo aperti alle ai contributi alle proposte che dal mondo universitario ci possono arrivare , ci mancherebbe altro .

Però sia chiaro che da oggi si volta pagina e che anche l' università deve fare autocritica e deve cambiare registro .

Questa è una necessità che noi abbiamo .

I conti non ci consentono di ritirare alcune situazioni , alcune modalità nella gestione delle università stesse .

Quindi partiamo da una fotografia dell' esistente e riflettiamo .

Non è certo alzando i toni , insultando il ministro o il governo che si risolvono i problemi .

Noi dall' approvazione , dalla conversione del decreto presenteremo una proposta .

Io ho già dato la disponibilità ad incontrare i rettori della CRUI , ad incontrare il consiglio universitario nazionale , così come anche ACUIS , il consiglio nazionale degli studenti universitari , tutte le realtà del mondo accademico , aperta al contributo , alle proposte , ad una progettualità .

Certo , non con la difesa dello status quo , nemmeno con la volontà di nascondere la gravità , che ci deve far reagire , ci deve far raccogliere la sfida di coniugare un corretto impiego del denaro pubblico con l' elevamento della qualità dell' offerta formativa .

Perché oggi ce lo dobbiamo dire .

5500 corsi di laurea rappresentano un' offerta formativa autoreferenziale , volta a moltiplicare le cattedre e non certo a fare l' interesse dei giovani , che nell' economia della conoscenza hanno tutto il diritto di avere un' università che li prepari al mondo del lavoro e che mantenga le aspettative .

Un ragazzo che frequenta l' università pensa al termine del corso di studi di poter avere un titolo da spendere nel mondo del lavoro e di poter fare , di programmare il percorso di vita .

Io voglio spendere poi una parola sul tema del precariato .

Perché la sinistra a parole continuamente dice di avere a cuore i precari .

Però oggi io non accetto che si attribuisca a questo governo il numero enorme di precari che è stato formato dentro le università e dentro la scuola .

I molti sì irresponsabili della sinistra hanno ingigantito la capacità della scuola e dell' università di assorbire posti di lavoro con il risultato che quelle false promesse si sono tradotte in un posto , in una lista d' attesa e non in un posto di lavoro .

Quindi , questo governo intende lavorare per rivedere come risolvere il tema del precariato .

Certo non è facile e le risorse sono limitate , il numero dei precari è un numero gigantesco .

Però certamente noi non vogliamo ritirare il vizio della politica italiana di creare illusioni che poi diventano cocenti delusioni .

Quindi prendiamo atto che il blocco del turnover è una necessità in questo momento , calcoliamo il fabbisogno effettivo di posti di lavoro dentro l' università e non vendiamo promesse che non siamo in grado di mantenere .

Quindi io concludo invitando tutti a non prescindere nell’ indicare le soluzioni da una fotografia dell' esistente e da una presa d' atto dei problemi enormi che esistono dentro l' università .

Solo con la consapevolezza dell' entità dei problemi si possono individuare le soluzioni .

Pensare di continuare sulla strada degli ultimi 10 anni vorrebbe dire in poco tempo portare l' università al dissesto totale .

E questo noi non possiamo permettere e certamente non vogliamo assumerci parte della responsabilità .

Parliamo di scuola .

Vi prego di dedicare cinque minuti di attenzione , perché questo tema sta diventando il tema fondamentale del dibattito politico di queste ore .

E non so come fare a dirlo , perché qualcuno potrebbe pensare che sono felice delle discussioni , ma in realtà io sono proprio contento , del fatto che finalmente la scuola sia al centro della discussione .

Certo , non apprezzo alcuni toni , alcune polemiche , i boicottaggi di chi non vuole far partecipare i ragazzi alle Invalsi , probabilmente abbiamo sbagliato anche noi del governo alcuni messaggi di comunicazione , ma l' idea che finalmente in Italia la scuola sia al centro , per me è la cosa più importante di tutte .

Oggi noi abbiamo avuto , finalmente , dopo una dozzina di trimestri , il segno più al PIL , più 0.3 % , ma non servirà a niente tornare a crescere nelle statistiche se non torniamo a crescere nelle scuole .

L' Italia non sarà mai la superpotenza demografica , la superpotenza geografica , la superpotenza diplomatica , può essere una superpotenza culturale .

E allora dobbiamo recuperare tutto ciò che è cultura , educazione , istruzione , formazione e tentare di scrivere insieme una pagina nuova .

Ecco che cos'è la Buona Scuola .

Intendiamoci , la buona scuola c' è già , in Italia .

È la professoressa che , nonostante il controsoffitto o le difficoltà della banda larga , insegna ai ragazzi ad allargare il cuore con una poesia .

È l' insegnante di musica che fa un' orchestra in una scuola di periferia .

È la grande professionalità di chi riesce , anche in laboratori scalcinati , a far sperimentare ai ragazzi il gusto della ricerca , della curiosità .

La buona scuola c' è già , in Italia .

Sono tante donne e tanti uomini che si impegnano con coraggio , con costanza e con determinazione .

Quella che noi proponiamo è una riforma su alcuni punti .

Anzi , non chiamiamola riforma , che non ne possiamo più .

Sono alcuni punti , concreti , puntuali , specifici , di cui vorrei discutere insieme a voi , perché , se li chiariamo , innanzitutto a noi stessi , forse riusciamo a capire dove siamo d' accordo , dove non siamo d' accordo , quali sono le cose che ci piacciono , quali sono le cose che non ci piacciono .

Primo punto , ho preso la lavagna apposta , la cosa più urgente , non la cosa più importante .

La chiamiamo alternanza scuola-lavoro .

La chiamiamo alternanza scuola-lavoro anche se la parola è una parola un po ' abusata .

Dico che è un' urgenza perché noi abbiamo avuto in questi anni un crollo totale degli occupati .

Abbiamo avuto un aumento della disoccupazione giovanile che è impressionante .

Noi siamo un paese in cui i ragazzi che non trovano lavoro sono oltre il 40 % .

È un dato che è tra i peggiori d' Europa .

L' alternanza scuola-lavoro funziona in Germania , funziona in Svizzera , funziona in Austria , funziona anche in quella parte d' Italia come l' Alto Adige , che la può fare , in virtù di una previsione costituzionale .

Nella Buona Scuola si prevede finalmente l' alternanza scuola-lavoro , per tutti .

Obiettivo è ridurre quel 44 % di disoccupazione giovanile .

È l' urgenza numero uno che abbiamo davanti a noi .

Secondo punto .

La definisco cultura umanista , ma è riduttivo .

Nella Buona Scuola , chiediamo di studiare di più alcune materie .

Per esempio la storia dell' arte , per esempio la musica , per esempio le lingue , tutti noi sappiamo che ce n'è bisogno .

Chiediamo alla scuola italiana di fare ciò che la scuola italiana ha il dovere , di realizzare .

Vale a dire finalmente un investimento più forte rispetto al passato , non soltanto sugli skills professionali , sui curricula , ma anche sull' esigenza più grande che ha un istituto scolastico , che non è quella di formare soltanto un lavoratore , è innanzitutto quella di educare un cittadino .

Naturalmente su questo si può discutere .

Io sono uno di quelli che pensa che ci vorrebbero più ore di latino , nella scuola italiana .

Nel progetto che abbiamo messo in campo , l' idea di tornare a investire su alcune materie , che erano state messe in secondo piano , non è però in contraddizione con tutto l' aspetto più scientifico , più legato alla tecnologia .

Qualche giorno fa , ho incontrato Fabiola Giannotti , che è la direttrice del CERN , o meglio , che è stata nominata direttrice del CERN , la principale , una delle più prestigiose istituzioni di ricerca a livello mondiale , e che diventerà tale dal 1 gennaio del 2016 , e mi ha raccontato con entusiasmo , del suo passato nel liceo classico , lei che oggi è una delle scienziate più importanti al mondo .

Perché ?

Perché la scuola italiana fa anche questo .

Però c' è bisogno di restituire respiro , ossigeno .

E questo è il secondo dei cinque punti della Buona Scuola che voglio toccare .

Vabbè , però voi direte , sì , va tutto bene , però , il punto chiave che noi abbiamo di fronte a noi , è che gli insegnanti sono poco pagati .

Terzo punto della Buona Scuola , più soldi agli insegnanti .

È un dato di fatto oggettivo .

Io credo che si debba essere sinceri fino in fondo .

Oggi gli insegnanti hanno perso , una parte della autorevolezza sociale che avevano negli altri anni .

La mia maestra , Eda , nel mio piccolo paese nel quale sono cresciuto , entrava nel bar , entrava al circolo , ed era rispettata da tutti , come il farmacista , come il maresciallo , come il parroco , perché ?

Perché quella figura era una figura che aveva un prestigio sociale .

Oggi il prestigio sociale è venuto meno .

In parte è colpa di noi , nuovi genitori , perché quando mio padre era chiamato da un professore , per dire che mi ero comportato male , dava la colpa a me , invece la mia generazione di genitori spesso la colpa all' insegnante .

Quindi la prima responsabilità ce l' abbiamo noi , genitori della nuova generazione .

Però , parliamoci chiaro , c' è anche una parte di responsabilità che deriva dal fatto , oggettivo , che quando si chiedono ai ragazzi di boicottare le prove Invalsi o si minaccia il blocco degli scrutini , non si sta facendo un servizio alla scuola , e non si sta facendo un servizio a quei ragazzi .

Ecco che è importante riuscire a intervenire dando più soldi agli insegnanti , non perché da questo discenda l' autorevolezza sociale , ma perché è un fatto di giustizia .

Per questo i 500 euro per ciascun insegnante , per la formazione , per comprarsi un libro , per un concerto , per investire in cultura , per andare a teatro , sono 500 euro annuali che arrivano a tutti gli insegnanti della scuola pubblica italiana , con questa riforma , perché mettiamo più soldi per la scuola non , meno soldi , nonostante le proteste , e dall' altro 200 milioni , che sono 200 milioni che valgono per gli insegnanti sulla valutazione .

Questo è un argomento che ha fatto arrabbiare in tanti .

Eh però non è che può valere il principio del " nessuno mi può giudicare " .

Parliamoci chiari .

Se tu chiedi ai ragazzi di dare il meglio che questi possono dare , potrai anche accettare un criterio per il quale tu stesso , devi essere valutato .

Perché il merito nella scuola non è una parolaccia .

Perché ci sono tantissimi professori che fanno bene il loro lavoro , e che sono arrabbiati con i loro colleghi che , talvolta , non fanno altrettanto bene il loro lavoro .

Poi naturalmente , intendiamoci , si può discutere , di come si utilizzano questi 200 milioni , perché questo è un punto molto delicato .

Io lo capisco , che ci siano opinioni variegate .

Qualcuno vorrebbe che fosse il preside , qualcuno dice che diamo troppi poteri al preside , a valutare gli insegnanti su questi 200 milioni .

Che cosa possiamo fare ?

Nel testo di oggi , c' è un nucleo di valutazione , che deciderà , ma il principio di fondo è dare più soldi a chi li merita .

Quarto , e penultimo punto .

Se noi accettiamo questa filosofia , bisogna anche accettare l' idea di fondo , che è quella della autonomia .

È una parola che risale ai tempi della riforma Berlinguer , è una parola un po ' abusata .

Che vuol dire autonomia ?

Vuol dire che la scuola di Milano centro avrà caratteristiche diverse da quella di Mazara del Vallo , e che la scuola di Scampia avrà , probabilmente , bisogno di cose diverse di quelle di cui ha bisogno la scuola del centro abitato di Trieste .

L' autonomia significa levare , togliere , eliminare , il potere alle circolari ministeriali che in uno stretto burocratese decidono il futuro dei ragazzi , e chiedere alle scuole di aprirsi , di aprirsi al territorio , di aprirsi alle realtà culturali .

Ah , ma questo è svendere ai privati .

Ma che privati ?

Ma che privati ?

Non cambia niente per il consiglio d' istituto .

Il consiglio d' istituto è il soggetto che decide il progetto dell' offerta formativa , il consiglio d' istituto discute dalla linea , di come si deve comportare la scuola .

Ah , ma questo trasforma i presidi in degli sceriffi .

Chiaro che il preside ha delle responsabilità in più , ma non può , non farà mai lo sceriffo .

Sarà il responsabile di una comunità , insieme al consiglio d' istituto , al collegio dei docenti , alle famiglie .

La scuola non è mia , la scuola non è del governo , la scuola non è dei sindacati , la scuola non è degli addetti ai lavori .

La scuola è il luogo nel quale riparte la crescita di un paese .

Ecco perché ci vuole l' autonomia , e dobbiamo far sì che ciascuno di questi ragazzi , ciascuno di questi nostri allievi , possa finalmente avere il coraggio e la possibilità di giocarsi le proprie carte , sapendo che non tutti i territori hanno le stesse esigenze e bisogni .

Ultimo punto , e qui si va sul delicato .

Beh , anche prima , eravamo sul delicato , però .

Io la dico così : continuità .

Che vuol dire continuità ?

Vuol dire che noi non possiamo avere un' azione educativa spezzettata tra supplenti , contro supplenti , supplentite varie e dintorni .

Ecco perché questo governo sceglie di assumere solo quest' anno centomila , più di centomila persone , che avevano acquisito il diritto ad essere assunte , e a cui lo stato non aveva mantenuto la parola , perché non le aveva assunte .

Sono i cosiddetti , sono una parte dei precari , i precari sono di più , ma sono quelli delle graduatorie a esaurimento , quelli che hanno vinto un ... che hanno un titolo , avendo vinto un concorso e le scuole di specializzazione .

Continuità significa che , assumendo più persone , con il cosiddetto organico funzionale , la scuola italiana funzionerà con una stabilità educativa , e non con un meccanismo in cui ogni tre mesi bisogna rincorrere uno spezzone d' orario , e si forma una generazione di precari che è frustrata , perché , anziché avere il fuoco sacro dell' insegnamento , è costretta a leggersi tutte le norme , a guardare le graduatorie , a perdere le proprie ore dietro le trafile burocratiche .

Questi , sono i cinque punti della riforma della scuola .

Possono piacere , possono non piacere , ma stiamo discutendo dell' alternanza scuola-lavoro , ricordatevi la percentuale del 44 % di disoccupazione giovanile .

La cultura umanista , noi mettiamo più ore storia dell' arte , più ore musica , più ore lingue , ma facciamo anche un investimento , sia sulle materie classiche , che sulle innovazioni , la scienza , la matematica .

Più soldi agli insegnanti , da un lato i 200 milioni , dall' altro i 500 euro all' anno che diamo a ciascun insegnante della scuola pubblica .

L' autonomia , come principio fondamentale .

Infine , la continuità , con l' assunzione dei precari .

Cos'è che non c' è nella Buona Scuola ?

Non si parla , no , nel modo più totale , di ferie per gli studenti , chiamarle ferie è un po ' forte , di giorni di vacanza .

Non si parla di vacanza , è uno degli argomenti che più , sui miei social network , i ragazzi mi hanno detto « tu stai distruggendo i nostri giorni di vacanza » .

Nella Buona Scuola non si parla di questo .

Non ci sono presidi-Rambo , i presidi-Rambo esistono soltanto al cinema , se ci sono al cinema .

eE attenzione di questo è molto importante , non è vero che il preside assume l' amico dell' amico , non è vero che ci sono i licenziamenti dopo 36 mesi , sono assolute falsità .

No licenziamenti dopo 36 mesi .

Cos'è che c' è , invece , e che io non ho citato , e mi scuso per non averlo fatto , perché è uno , sono alcuni argomenti che sarebbe interessante , ma altrimenti la facciamo troppo lunga , e ho promesso di restare non troppo nel merito per gli addetti ai lavori , per la prima volta si parla di regolare una legge sugli asili nido e sulle scuole materne , la cosiddetta 06 , sta nella legge delega .

Si parla di diritto allo studio , per i ragazzi che non ce la fanno .

La scuola è , o dovrebbe essere , il luogo nel quale le diseguaglianze vengono cancellate , in partenza .

Tutti devono essere messi nello stesso punto di partenza .

Poi , per carità di Dio , chi è più bravo andrà più veloce , chi è meno bravo sarà aiutato , ma il punto di partenza deve essere uguale per tutti .

Questo è il motivo per cui il diritto allo studio è uno delle questioni fondamentali della nostra riforma .

La scuola digitale , la scuola digitale che non è semplicemente le lavagne interattive , le lavagne multimediali .

La scuola digitale è la banda larga , è la capacità di pensare multitasking , è , però , contemporaneamente la voglia di emozionarsi di fronte alla realtà , non soltanto alla realtà virtuale .

E il tutto si conclude con l' atto , che sto per firmare , che firmerò oggi pomeriggio , la circolare .

Ai ministri , al ministro dell' economia , al ministro dell' edizilizia scolastica , vale a dire al ministro delle infrastrutture , al ministro della scuola , che porta oltre 4 miliardi di euro di nuovi investimenti sull' edilizia scolastica in Italia .

Allora , va tutto , 4 miliardi non soltanto di nuove scuole , ma di edilizia scolastica in quanto tale .

Io vi domando , e mi domando , possiamo discutere serenamente di questa riforma della scuola ?

Non può essere , la riforma del prendere o lasciare , perché la scuola non appartiene a nessuno , neanche al governo , o meglio appartiene a tutti , cioè alla nostra comunità .

Però possiamo anche avere , finalmente , il coraggio di dire che , se facciamo questo lavoro sulla scuola , poi si cambieranno le cose che devono essere cambiate , ma se ridiamo importanza e centralità alla scuola , forse l' Italia torna a crescere .

Io non mi accontento del PIL che fa più 0.3 .

Io voglio che l' Italia torni a dare alla scuola il ruolo che merita , cioè la centralità nel futuro , perché chi va a scuola , chi ha nel cuore le ansie , le esigenze , i sogni dei propri figli , sa perfettamente che la scuola non è , una delle tante questioni su cui si possono fare battaglie politiche .

La scuola è il luogo dove , o si cambia un paese , o si resta costretti nella palude e nel chiacchiericcio di tutti i giorni .

Io vi chiedo discutiamone , parliamone , ma facciamolo sulle cose concrete , non sugli slogan ideologici .

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