“Rifondare” il PD: ai blocchi di partenza Bonaccini e Schlein (2022)

Un confronto tra le informazioni discutibili trasmesse in modo implicito

Se, da un lato, le ultime elezioni politiche hanno segnato il trionfo di Giorgia Meloni e di Fratelli d’Italia, dall’altro, hanno messo in chiaro la necessità di “rifondare” — questo il termine usato dal Segretario dimissionario Enrico Letta — il PD, oggi principale partito di opposizione. Pare ormai certo che tale processo passerà da un cambio di direzione. Dopo Stefano Bonaccini, attuale Presidente della Regione Emilia-Romagna, scende in campo anche la sua ex-vice, attuale Membro della Camera dei deputati, Elly Schlein. L’Osservatorio OPPP! commenta quindi i due discorsi fatti dai due candidati in data 3/12/2022 (Bonaccini) e 4/12/2022 (Schlein) (per ragioni di brevità, analizzati nei loro passaggi salienti usando la versione sintetica realizzata dal Fatto Quotidiano). 

1. Vaghezza su come rifondare il PD

In primo luogo, è interessante notare come né Bonaccini né Schlein sciolgano fino in fondo la vaghezza su come rifondare il PD. Secondo Bonaccini, “un partito come oggi il PD va smontato e rimontato”, ma non specifica con chiarezza quale ‘forma’ debba avere il nuovo PD. Sebbene il Presidente dell’Emilia-Romagna riconosca il “bisogno di mettere in campo una pluralità di forze”, lascia vago a quali forze si riferisca con esattezza. L’idea di Bonaccini di partire dai territori per creare una nuova classe dirigente, infatti, non rivela quali saranno i valori fondanti del nuovo PD. Dall’altro lato, Schlein manifesta un desiderio di chiarezza in termini di valori fondanti: “senza più rinunciare a un profilo e un’identità chiara”, dice, infatti, presupponendo che in passato si sia rinunciato a un profilo e un’identità chiara. Tuttavia, non esplicita con esattezza che cosa caratterizzerebbe il PD a guida Schlein. Chiedendo di “riscoprire una parola fondamentale: ‘redistribuzione’, delle ricchezze, del sapere e del potere” (presupponendo che la parola ‘redistribuzione’ sia stata dimenticata dal PD), evita comunque di specificare come intende riscoprire tale parola. Schlein parla inoltre di “costruire l’alternativa che merita questo paese” (presupponendo, fra l’altro, che attualmente non esista un’alternativa, poiché non ha senso costruire qualcosa che già esiste), “una storia nuova”, “ricostruzione di un’identità forte per il Partito Democratico per il centro-sinistra”. Tutte espressioni che lasciano vago quali sarebbero le caratteristiche del nuovo PD.

2. L’attacco alle correnti e alla vecchia direzione

Comune ai due candidati è pure l’attacco alle famigerate correnti del PD e alla vecchia direzione. Bonaccini si smarca dall’accusa di essere “il candidato di” (“ogni tanto vedo che sarei ‘il candidato di’”), lasciando però vago chi sia responsabile di tale accusa. Subito dopo afferma con forza: “io sono il candidato di me stesso”, implicando di non appartenere a nessuna corrente. Parla inoltre di chi non ne può più di “risse anche verbali tra la classe dirigente, dentro la classe dirigente del Partito Democratico”, presupponendo l’esistenza di tali risse, cioè che le discussioni interne meritino il nome di risse; e della necessità di uno stile che “metta in campo prima di tutto il rispetto tra di noi”, presupponendo che sia mancato il rispetto fra i membri del PD. Proclama poi che “la prossima volta ci candidiamo e ci candideremo tra qualche anno per tornare al governo del paese, ovviamente, stavolta però solo per un motivo, perché avremo vinto le elezioni nelle urne e, non, come ogni tanto piace a qualcuno anche nel PD, perché le vinciamo nei Talk Show o nei sondaggi sui giornali”, topicalizzando, ovvero marcando come informazione già attiva nella mente dei destinatari, che a qualcuno nel PD piaccia vincere le elezioni solo nei Talk Show o nei sondaggi sui giornali. Con abilità, però, lascia vago a chi esattamente sia rivolto l’attacco (“Non ce l’ho con nessuno. Sono amici, sono persone con cui abbiamo condiviso storie”, dirà dopo). In linea con Bonaccini, Schlein proclama: “Siamo un’onda, non una corrente nuova. Peraltro, credo che la migliore garanzia di questo venga da questo cognome”. Così facendo, lascia vago che cosa sia fuor di metafora un’onda nuova, ma si smarca dall’accusa di appartenere a una corrente, anche trasmettendo l’implicatura che il suo cognome sia garanzia di libertà. Dicendo poi “nessuno venga con l’idea di condizionare”, implica che qualcuno vorrebbe condizionarla, ma lascia vago chi sia il destinatario dell’accusa.

3. Il rapporto con Renzi

Un altro tema che i due candidati affrontano facendo largo uso di impliciti è il rapporto con Matteo Renzi. Entrambi, infatti, devono smarcarsi dall’accusa di essere stati eletti grazie all’ex segretario del PD, oggi leader di Italia Viva. Con una serie di presupposizioni, Schlein lancia diverse accuse all’ex leader del PD.

Bonaccini si smarca più pacatamente, dicendo che “Quando si vedrà la squadra, coloro che daranno una mano, si capirà che c’è veramente un pluralismo di chi in passato aveva votato diversamente”. Infatti, attraverso il fattivo “capire”, Bonaccini presuppone, e dunque presenta linguisticamente come qualcosa di già assodato, che ci sia veramente un pluralismo di chi in passato aveva votato diversamente.

4. Il rapporto con il social-comunismo

L’uso degli impliciti rivela poi qualcosa sulle differenze ideologiche fra i due candidati. Abbiamo già visto come Schlein parli di “riscoprire una parola fondamentale: redistribuzione, delle ricchezze, del sapere e del potere”, presupponendo che una parola fondante per la sinistra, redistribuzione, sia stata dimenticata dal PD. Ma Schlein ci offre anche un altro implicito che potremmo definire ‘social-comunista’. Dicendo “come cambiamo un modello di sviluppo neoliberista che si è rivelato assolutamente insostenibile per le persone e per il pianeta”, presuppone attraverso una descrizione indefinita con valore di ripresa anaforica che il modello di sviluppo neoliberista si sia rivelato assolutamente insostenibile per le persone e per il pianeta. L’assenza di questo tipo di impliciti ‘social-comunisti’ nel discorso di Bonaccini suggerisce il diverso sistema ideologico entro cui i due candidati si muovono, più a sinistra Schlein e più vicino al centro Bonaccini.

5. Auto-rappresentazione del candidato

Un altro gruppo di impliciti interessanti è costituito da una lunga presupposizione in topic presente nel discorso di Schlein. Vediamo insieme il passaggio (la presupposizione in topic è in grassetto).

A differenza di Bonaccini, che ha già governato una regione, Schlein ha bisogno di rappresentarsi come un soggetto capace di governare un partito. E lo fa attraverso questi due impliciti che, dando per scontati e presenti nella mente degli ascoltatori una serie di meriti e risultati ottenuti, tendono a sottrarre alla possibile discussione un’immagine di Schlein come di una leader affidabile.

In conclusione, dalla nostra analisi risulta come sia Bonaccini sia Schlein facciano uso di impliciti persuasivi per smarcarsi da accuse, veicolare attacchi, proporsi come candidati autorevoli e segnalare il terreno ideologico entro cui si muovono. Tuttavia, complessivamente, Schlein si serve di impliciti persuasivi più del doppio di quanto non faccia Bonaccini (i valori sulla nostra scala sono rispettivamente 2,16 e 0,94). Ciò pare riconducibile in parte alla necessità di Schlein di colmare il ‘gap’ di presenza sulla scena politica (e nelle preferenze di voto rilevate dai sondaggi, si vedano ad esempio i dati di Emg) rispetto a Bonaccini; e in parte proprio a uno stile comunicativamente più “accessoriato” da parte della giovane nuova star politica del PD.

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