

Un saluto ai lettori OPPP!
Parliamo di una pubblicità recentemente diffusa nelle stazioni ferroviarie italiane, e proprio da parte delle stazioni stesse.
Si tratta di cartelloni e di un video, che passa e ripassa su visori assai più ampi, luminosi e tecnologicamente avanzati di quelli con le specifiche dei treni in arrivo. Vi consigliamo di guardarlo, perché è molto bello.
La domanda di apertura, IMPAZIENTE?, è un esempio di uso dell’ambiguità per attirare l’attenzione, ma anche per avvalorare il messaggio che si vuole far passare. Infatti la stazione è davvero il luogo dell’impazienza: per il treno con sopra i nostri cari che non arriva, per il nostro che non parte, e così via. Quindi chi legge il cartellone o guarda il video è portato ad essere subito d’accordo, e a dare in cuor suo risposta positiva alla domanda, riconoscendo che sì, è impaziente. Poi però questo accordo sull’impazienza viene “ri-diretto” verso un’altra interpretazione della parola, cioè verso un diverso tipo di urgenza: quella di comprare. Il testo infatti continua così: “I TUOI DESIDERI SONO GIA’ NEI NEGOZI IN STAZIONE”. L’idea che noi essenzialmente desideriamo comprare, in questo modo, non è detta esplicitamente, ma è presupposta attraverso la descrizione definita “i tuoi desideri”, e ci è fatta implicare mediante l’accostamento dei desideri con i negozi entro la stessa frase.
Il tutto è rinforzato con la frase conclusiva: “I TUOI DESIDERI NON POSSONO ASPETTARE: COMINCIA A REALIZZARLI QUI”, che approfitta di nuovo della viva esperienza del dover aspettare quando ci sono di mezzo i treni, per farci associare l’idea del sollievo (dall’attesa) con la realizzazione dei nostri desideri, che (è presupposto) ci sono; e inoltre (è implicato affiancando all’invito i marchi dei negozi) sono desideri di acquisto, da realizzare comprando.
Le grandi stazioni ormai ci sono per questo: sono dei centri commerciali, dove non c’è neanche uno strapuntino per aspettare il treno senza consumare, e tutto lo spazio è concesso ai negozi.
Si può osservare che questa pubblicità manifesta, e cerca di sospingere in noi, la quintessenza del consumismo; perché non si limita a invogliare all’acquisto di un prodotto, ma veicola un messaggio molto più generale: Quello che tu desideri è essenzialmente comprare. Se questo fosse espresso in maniera così esplicita, ci convincerebbe di meno.