L’implicito della settimana: il mito implicito della responsabilità climatica individuale

Link al carosello di Instagram: https://www.instagram.com/p/CwAwZQpNXGM/?utm_source=ig_embed&img_index=1

Cari lettori e care lettrici OPPP!, nell’implicito di questa settimana vi proponiamo l’analisi di un carosello Instagram di Otovo, azienda produttrice di impianti fotovoltaici. Il carosello spiega che cosa sia la Carbon Footprint (in italiano l’Impronta di Carbonio). La prospettiva che viene assunta è che la Carbon Footprint sia costituita dall’impatto sul clima del pianeta Terra in termini di emissioni di carbonio delle attività giornaliere dei singoli individui. Questa prospettiva lascia fuori le industrie, e in generale, le attività economiche, il cui impatto sul clima è assai maggiore rispetto all’impatto individuale. Questa interpretazione incentrata sull’individuo è molto simile a quella di chi ha proposto per la prima volta il concetto stesso di Carbon Footprint nel 2004: la British Petroleum, uno dei maggiori attori a livello mondiale nel settore del petrolio e del gas naturale. Trovate un’analisi della possibile motivazione dietro alla diffusione di questa narrazione qui: Big oil coined ‘carbon footprints’ to blame us for their greed. Keep them on the hook | Rebecca Solnit | The Guardian

Nel nostro implicito della settimana vogliamo spiegarvi invece come viene, a livello linguistico, distolta l’attenzione dei lettori dall’impatto delle attività industriali in favore dell’impatto individuale.

La carbon Footprint è definita nel carosello di Otovo come la “quantità totale di emissioni di gas a effetto serra prodotte da un individuo o da un’entità in un solo giorno”, oppure, nella didascalia che lo accompagna “una misura che esprime il totale delle emissioni di gas ad effetto serra prodotte ed emesse in atmosfera dalle attività umane”. Nella prima definizione risulta poco chiaro che cosa sia “un’entità” che può produrre emissioni, mentre nella seconda rimane poco chiaro quale siano le attività umane di cui si parla. In termini tecnici, la vaghezza lessicale di queste parole non permette a chi legge di interpretare in modo univoco quanto è scritto. Nel seguito del carosello vengono illustrate alcune attività umane, come usare la macchina e lo smartphone, utilizzare lavatrice e asciugatrice, illuminare la propria casa o usare il forno, consumare pasti, fare la doccia calda o utilizzare la carta igienica, con i rispettivi grammi di CO2 prodotti giornalmente. Queste attività vengono proposte come “alcuni esempi delle emissioni prodotte giornalmente nelle nostre case”. A questo punto chi legge tende a risolvere la vaghezza dei termini “entità” e “attività umane” identificandole con attività individuali e giornaliere. Tecnicamente, viene attivata l’implicatura conversazionale che la comprensione dell’entità che produce emissioni e delle attività umane a cui ci si riferisce siano esemplificate in modo soddisfacente (pertinente e informativo) anche se non esaustivo (si parla di “alcuni esempi) da attività quotidiane delle nostre case. Di fatto, in questo modo, si escludono implicitamente le attività industriali dal discorso dell’impatto sul clima, e ne risulta che per salvare le sorti del pianeta sia fondamentale controllare l’impatto delle proprie attività quotidiane ma non quello dei propri acquisti di prodotti industriali, né, più in generale, che occorra mettere un limite all’impatto delle attività industriali.  

La compagnia di fotovoltaico, che è una di queste attività industriali, in effetti per vendere i suoi prodotti punta su una platea di acquirenti già sensibili al tema climatico e che possono solo concordare con l’importanza di ridurre le emissioni. Aumentare il senso di responsabilità individuale può quindi servire lo scopo di aumentare le vendite. Con questo carosello, tuttavia, non si dice e anzi implicitamente si nega che l’intervento nella sfera collettiva sia di gran lunga più importante dell’azione individuale, ottenendo un risultato secondario che ha un impatto negativo sull’informazione pubblica riguardo al cambiamento climatico.

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Informazioni utili alla lettura

Ogni contenuto discutibile è evidenziato con un colore diverso che corrisponde al tipo di implicito linguistico usato dal parlante in quell’occasione. Il tipo di implicito è indicato nell’etichetta che compare al passaggio, e che ne esplicita anche la funzione comunicativa.

Ogni contenuto implicito serve a realizzare un certo obbiettivo nella comunicazione: cioè, è dotato di una Funzione comunicativa. Ad esempio: Autoelogio, Elogio di altri, Attacco, Difesa e Opinione personale. 

La Presupposizione è un contenuto presentato come se i destinatari ne fossero già al corrente: in questo modo non sono indotti a metterlo in discussione.

L’Implicatura è un contenuto che non è detto esplicitamente, ma è lasciato intuire. Poiché lo implica lui, il destinatario si accorge di meno che gli è stato trasmesso dall’emittente. 

Un’Espressione vaga è compatibile con molti diversi contenuti concreti, per cui è difficile accorgersi se essa sia falsa o esagerata.

Un Topic, per i linguisti, è un’informazione presentata come se se ne stesse già parlando, quindi come se fosse già abbastanza accettata nel discorso.