Poiché il metodo di misurazione che adottiamo è un procedimento piuttosto complesso, la sua spiegazione in questa pagina non può essere breve. Una sua trattazione del tutto esaustiva si può trovare solo nelle nostre pubblicazioni scientifiche riportate nella sezione bibliografica di questo sito. Crediamo comunque utile darne conto in maniera piuttosto estesa in questa pagina, per chi avrà la pazienza di voler approfondire.

L’impressione che un discorso sia più tendenzioso di un altro, o che un individuo si esprima in maniera più tendenziosa o meno “onesta” di altri, è frequente. Tuttavia, finché si tratta di impressioni, anche se da parte di persone massimamente qualificate (come ad esempio esperti di pragmatica del linguaggio), esse hanno un valore conoscitivo limitato. È dunque utile poter andare oltre le impressioni, soprattutto nei contesti in cui la correttezza della comunicazione è un valore importante, come è certo il caso della pubblicità commerciale o della propaganda politica in un paese democratico. Una componente notevole della tendenziosità di un discorso è costituita dall’uso di strategie implicitanti con lo scopo di veicolare contenuti “delicati” e discutibili. Questo perché tali contenuti, che difficilmente potrebbero convincere i destinatari attraverso una chiara ed esplicita asserzione, possono invece essere trasferiti nella loro coscienza in maniera parzialmente o totalmente inconsapevole mediante il trucco di presentarli come impliciti; cioè (a) facendoli implicare al destinatario senza asserirli direttamente, in modo che il destinatario stesso, avendo contribuito al costituirsi di quei contenuti, sia meno portato a disconoscerli di quanto sarebbe se fossero stati interamente asseriti dall’emittente (Lombardi Vallauri 2009a, 2016, 2019, 2021; Lombardi Vallauri – Masia 2014); oppure (b) dando a intendere che si tratti di informazione già nota anche al destinatario, che quindi può fare a meno di rivolgervi la sua piena attenzione.

È ormai un classico della psicolinguistica e della linguistica funzionale il cosiddetto Moses Illusion Test (Erickson – Mattson 1981), che consisteva nel chiedere a soggetti sperimentali di rispondere a domande come la seguente:

(1) How many animals of each kind did Moses take on the Ark?

La risposta più frequente era “due”, mentre passava inosservato il fatto che come salvatore degli animali dal diluvio era menzionato Mosè al posto di Noè. Questo perché tale informazione era presentata come presupposta; infatti, come dimostrarono in seguito Bredart & Modolo (1988), ben diverso era il risultato dell’esperimento se la stessa informazione anziché essere presupposta veniva inclusa nella parte asserita, e anzi focalizzata, del messaggio:

(2a) It was Moses who took two animals of each kind on the ark

(2b) It was two animals of each kind that Moses took on the ark

Nel caso (2a), dove Moses è focalizzato, i soggetti si accorgevano dell’errore molto più che nel caso (2b), dove Moses resta sullo sfondo e l’attenzione è diretta verso l’idea dei due animali per ogni specie. In altre parole, in (2a) l’emittente trasmette al destinatario l’istruzione di processare con impegno l’identificazione di Mosè con il salvatore degli animali, mentre in (2b) fa il contrario; cioè, lo istruisce a non dedicare attenzione a quella parte del contenuto dell’enunciato.

Tutto questo autorizza una riflessione: se quanti sanno che fu Noè e non Mosè a costruire l’arca non si accorgono dell’errore, che cosa accade a chi non lo sappia? L’ipotesi più probabile resta ovviamente che quando l’informazione è in primo piano sia processata con maggiore attenzione, e quando è messa sullo sfondo sia accolta sì, ma esaminandola in maniera meno attenta. E se tale informazione è falsa? Come osservato già a partire almeno da Frege (1892) (cfr. poi Ducrot 1972, Rigotti 1988, Lombardi Vallauri 1993, 1995, 2009a, 2016, 2019, 2021; Sbisà 2007) se asserita in maniera esplicita sarà ricevuta con l’attenzione necessaria ad accorgersi che è discutibile, e probabilmente rigettata; se invece è presentata in maniera implicita, potrà non ricevere l’attenzione necessaria a smascherarla, e si trasferirà nell’insieme delle credenze del destinatario nonostante che questi sia potenzialmente in grado di vederne la falsità, e anche se questi avesse tutto l’interesse a farlo. Ma, appunto, quel modo di presentare l’informazione è stato scelto proprio perché lui non lo faccia.

Dunque, l’impressione che un testo sia tendenzioso può essere convalidata, fra l’altro, individuando al suo interno la presentazione di contenuti falsi o comunque discutibili, che avvenga mediante costrutti che riducono l’attenzione dei destinatari. E può essere utile cercare di trasformare l’impressione in una misura più precisa, ancorché all’interno dei limiti posti dalla intrinseca non-quantificabilità dei fenomeni di significazione. In altre sedi (Lombardi Vallauri – Masia 2014, in stampa, Lombardi Vallauri in stampa a, b,) abbiamo proposto un metodo per la misurazione degli impliciti a contenuto discutibile in testi estesi. Rimandiamo a quei lavori per una trattazione esaustiva del metodo, di cui riprendiamo qui solo le linee essenziali, dedicando più attenzione all’esame di alcuni testi.

Lo scopo della presente analisi è reperire e misurare in alcuni testi reali (e importanti) la presenza di costrutti capaci di implicitare l’informazione che trasmettono, quando tale informazione non è bona fide vera, ma anzi il codificarla in maniera implicita serve a sottrarla al vaglio critico del destinatario. Come abbiamo proposto nei lavori appena citati, è utile distinguere tra fenomeni di implicitazione del contenuto (implicature, cfr. Grice 1975, Lombardi Vallauri 2009a; vaghezza, cfr. Machetti 2006, Voghera 2012) e fenomeni di implicitazione della responsabilità dell’emittente (presupposizioni, cfr. Frege 1892, Strawson 1964, Garner 1971, Kiparsky-Kiparsky 1971, Ducrot 1972, Lombardi Vallauri 1993, 1995, 2009b; topicalizzazioni, cfr. Cresti 1992, 2000, Lombardi Vallauri 2001, 2009b). Analizzeremo tre recenti discorsi di tre diversi politici italiani per individuare in essi questo tipo di fenomeni, astraendo solo dalla vaghezza per motivi di spazio. Si tratta di un discorso tenuto da Silvio Berlusconi a Milano il 3 febbraio 2013 sul tema della restituzione dell’IMU, di un discorso tenuto da Enrico Letta dalla sala stampa del Partito Democratico a Roma commentando i risultati delle elezioni politiche, e di un discorso tenuto da Matteo Renzi da Palazzo Chigi il 26 maggio 2014 per commentare il risultato delle elezioni europee.

Si consideri dunque l’inizio (dopo i convenevoli di rito) del discorso sulla restituzione dell’IMU tenuto da Silvio Berlusconi nel febbraio 2013, che qui presentiamo trascritto con le righe numerate. I costrutti implicitanti sono evidenziati in neretto. “ppp” abbrevia “presupposizione”, e “implic” abbrevia “implicatura”. Quando lo stesso materiale discorsivo istanzia nello stesso tempo due fenomeni di implicitazione, questi sono segnalati entrambi, uniti con un segno “+”: ad esempio, ppp+topic.

Inizio del discorso di Silvio Berlusconi (3 febbraio 2013)

  1. È un dolore dirlo, ma oggi il rapporto di fiducia del cittadino verso lo Stato[PPP+TOPIC],
  2. è in grave crisi. È un rapporto che è stato turbato dagli scandali recenti[PPP], provocati da
  3. qualche vecchio mestierante della politica[PPP], dal discredito prodotto dalla cattiva
  4. politica, dal clima di intimidazione che si è affermato nei confronti del cittadino
  5. contribuente[PPP], e soprattutto dal sovvertimento della volontà degli elettori[PPP], con
  6. l’insediamento di un governo definito tecnico, che si è segnalato purtroppo per la
  7. distanza dai cittadini e dai loro bisogni[PPP]. Ma c’è qualcosa di più grave e profondo.
  8. C’è qualcosa che ha a che fare con la concezione stessa della relazione che lega ognuno
  9. di noi allo Stato[PPP]. Per noi liberali[PPP+TOPIC], lo sapete bene, lo Stato deve porsi al
  10. servizio dei cittadini; per pochi altri, Sinistra e non solo Sinistra, vale l’opposto. Costoro
  11. pensano che siano i cittadini a doversi porre al servizio dello Stato. Uno Stato che offre
  12. servizi spesso inadeguati, che crea difficoltà burocratiche al libero dispiegarsi dell’attività
  13. delle imprese[PPP], che si pone sovente come ostile alle famiglie, e soprattutto alle imprese,
  14. che appare, attraverso una tassazione insopportabile[TOPIC], come un padrone, che sfrutta
  15. i cittadini, un padrone per il quale dobbiamo lavorare per più di metà dell’anno e solo dopo
  16. possiamo iniziare a lavorare per il benessere nostro e della nostra famiglia. Questa
  17. situazione è sentita dai cittadini come una situazione non più accettabile. Inoltre, ora è sotto
  18. gli occhi di tutti il bilancio fallimentare di un anno di governo Monti[PPP]. Siamo dentro
  19. una spirale recessiva fatta di caduta dei consumi, di caduta degli investimenti, di troppe tasse,
  20. di aumento della disoccupazione. È necessario, è assolutamente necessario, è indispensabile,
  21. invertire la rotta. Nel nostro programma, attraverso un lavoro di organizzazione della
  22. macchina dello Stato che può arrivare a una riduzione di 16 miliardi all’anno[TOPIC]
  23. – fino ad un totale di 80 miliardi alla fine di cinque anni, cioè del 10% della spesa pubblica
  24. annua di 800 miliardi – è una previsione prudente che, la scienza dell’organizzazione
  25. insegna che, se in una società, in un gruppo, si fa una riorganizzazione (da parte
  26. di esperti, naturalmente) che può portare non solo a un risparmio del 30% dei costi,
  27. ma anche a un aumento della produzione; e non crediamo che questo sia possibile fare
  28. data la rigidità dei costi dello Stato[PPP+TOPIC]. Ma pensiamo che sia possibile,
  29. lavorando alla riduzione delle spese[TOPIC], a far sì che ci siano delle riduzioni dei costi
  30. standard in tutte le regioni; che ad esempio nella sanità non si paghi dieci volte tanto una
  31. siringa che si compra in Calabria rispetto al costo di una stessa siringa in
  32. una regione del Nord[IMPLIC].

Attraverso costrutti presuppositivi (per lo più descrizioni definite), Berlusconi presenta come già condivise dai suoi destinatari, e quindi in parte sottrae al loro vaglio critico rendendole unchallengeable (Givón 1982), informazioni invece tutt’altro che pacifiche: che esista (e quindi possa guastarsi) un rapporto di fiducia di tutti i cittadini verso lo Stato; che i suoi avversari siano dei vecchi mestieranti responsabili di scandali, di discredito sulla politica e addirittura di un clima di intimidazione sui contribuenti, e del sovvertimento della volontà degli elettori; che vi sia una “distanza” fra il governo Monti e i bisogni dei cittadini; che esista una (lodevole) concezione che lega lui e chi gli è affine allo Stato; che lui e i suoi affini siano liberali; che senza gli ostacoli posti dallo Stato esista un libero dispiegarsi dell’attività delle imprese; che il bilancio del primo anno del governo Monti sia fallimentare; che i costi dello Stato siano “rigidi”; e così via, continuando nel seguito del discorso che qui non possiamo riportare.

Sempre in questo brano alcune idee in realtà non già attivate dal contesto ma nuove (cfr. Chafe 1987, 1992) sono tuttavia presentate in Topic, quindi non proprio presupposte (cioè attribuite alla conoscenza condivisa dai destinatari, Strawson 1964), ma pur sempre attribuite al contesto recente e non all’iniziativa dell’oratore. Questo rappresenta comunque un parziale occultamento del ruolo dell’emittente come autore e fonte di quelle informazioni (Lombardi Vallauri – Masia 2014, Lombardi Vallauri 2016 a, b), che serve a dare al ricevente l’impressione che non sia in corso un tentativo di persuaderlo di quei contenuti. In particolare, con questo sistema vengono tenute “sullo sfondo” le idee che vi sia una tassazione insopportabile, che il programma del partito di Berlusconi preveda un lavoro di organizzazione della macchina dello Stato che può arrivare a una riduzione della spesa di 16 miliardi all’anno, e che vi sia già da parte loro un lavorare alla riduzione della spesa.

È invece presentato per implicatura, quindi affidato alla ricostruzione pragmatica da parte dei destinatari, che al Sud i costi della sanità siano decupli che al Nord.

Come abbiamo cercato di dimostrare in lavori recenti, i diversi tipi di implicito distolgono con diversa intensità l’attenzione del destinatario dal contenuto che veicolano. Si può cercare di rendere queste differenze di impatto persuasivo mediante i diversi indici (riassunti in Tavola 1) che già in altra sede abbiamo proposto di attribuirgli. Se ne trova una dettagliata giustificazione in Lombardi Vallauri – Masia 2014:

In particolare, vale la pena di giustificare qui brevemente (per maggiori dettagli si vedano comunque i lavori già citati) il maggiore indice di implicitezza persuasiva che attribuiamo alle presupposizioni (indice 4) rispetto alle implicature (convenzionali = indice 1, generalizzate = indice 2, conversazionali = indice 3). Il motivo principale è che al termine della processazione dell’enunciato l’implicitezza operata dalle implicature sul contenuto viene meno perché per definizione il ricevente ricostruisce il contenuto che all’inizio era implicito; invece l’implicitezza della responsabilità operata dalle presupposizioni può sopravvivere all’intera processazione dell’enunciato, e il ricevente può non giungere mai a realizzare che è stato interamente per iniziativa dell’emittente, che quel contenuto è stato introdotto nell’universo del discorso. Ai Topic a contenuto nuovo assegniamo un indice 3, di poco più basso della presupposizione, perché presentare un contenuto come attivato dallo scambio in corso, a cui partecipa anche l’emittente, occulta la sua natura di fonte di quel contenuto in modo meno netto che presupporlo, attribuendolo a una previa conoscenza da parte del destinatario in cui l’emittente non possa avere parte alcuna.

Questi indici significano che un testo (irreale) fatto solo di presupposizioni di contenuti discutibili avrebbe un indice di implicitezza complessivo pari a 4. Un testo fatto per metà di presupposizioni e per metà di implicature generalizzate totalizzerebbe la media tra 4 e 2, cioè 3. Uno che contenesse per metà asserzioni e per metà Topic nuovi e discutibili, arriverebbe a 1,5 (la media fra 0 e 3). Dove le presupposizioni fossero gli unici impliciti e costituissero un decimo del testo, l’indice globale sarebbe 4/10, cioè 0,4. Ciascun indice è di per sé una scelta in parte arbitraria, perché convertire in valori numerici l’impatto persuasivo di questi meccanismi pragmatici di “confezionamento” dell’informazione non può farsi secondo criteri oggettivi o universalmente condivisi. Ma resta il fatto che procedendo così, un testo dove più informazione discutibile è presentata in maniera implicita ottiene un punteggio maggiore di uno in cui l’implicito che codifica informazione discutibile è meno presente. Ed è questo, almeno allo stadio attuale della ricerca, che è lecito prefiggersi.

Per fare un esempio concreto, in un testo di 10.620 caratteri una descrizione definita di 59 caratteri come le diverse condanne che ha evitato solo per la prescrizione rappresenta 1/180 del totale (in decimali, circa 0,0056). Poiché presuppone il suo contenuto, se si tratta di informazione non condivisa da tutti i destinatari viene calcolata come implicitazione della responsabilità dell’emittente sull’introduzione di contenuto discutibile, e ottiene un indice 4; il che significa che 1/180 di quel testo ha indice 4. Quindi quel 4 pesa in proporzione alla parte che occupa: 4 x 0,0056 = 0,0224. Sommando questo dato a quello di tutti gli altri impliciti di contenuto discutibile, si raggiunge una somma totale che quantifica l’insieme degli impliciti discutibili presenti nel testo. Questo metodo di calcolo è mostrato in Tavola 2 per i primi 3481 caratteri del discorso di Berlusconi. La tabella di computo, per ragioni di spazio, è incompleta: mostra fino al rigo 32 qual è l’apporto di ogni singolo costrutto implicitante, e poi dà direttamente i totali basati anche sul resto del testo. È così organizzata:

Quindi il totale della Colonna D indica l’estensione complessiva degli impliciti della responsabilità nel testo, mentre quello della Colonna F ne indica l’impatto totale, che moltiplica le estensioni dei vari impliciti per i rispettivi indici di intensità. Le Colonne G e I sono l’equivalente per gli impliciti del contenuto. La somma degli impatti dei due tipi di impliciti è data per ciascuna porzione di testo nella Colonna L, il cui Totale riporta dunque il valore della implicitezza globale del testo. Ad esso si arriva, come abbiamo detto, procedendo su tutto il testo in modo analogo a quello qui mostrato per le prime 32 righe.

Il secondo discorso che prendiamo in considerazione è quello pronunciato da Enrico Letta nel febbraio del 2013. Ne riportiamo qui l’inizio, prima di esaminarlo allo stesso modo di quello di Berlusconi:

Inizio del discorso di Enrico Letta (25 febbraio 2013)

  1. Grazie, ai tanti milioni di italiani, che consentono a questa coalizione di essere in testa
  2. al Senato e, speriamo, di essere in testa anche alla Camera dei Deputati. Il risultato
  3. è un risultato elettorale che dà un Senato senza maggioranza, in una situazione, quindi,
  4. al limite. Una situazione che il Paese non ha mai vissuto fino a oggi. Rispetto a questa
  5. situazione, la parola responsabilità, che noi abbiamo sempre usato e applicato, è la parola
  6. che useremo anche questa volta. È evidente che chi vince alla Camera – e lo sapremo fra
  7. poco e, ripeto, siamo fiduciosi e speriamo di esserlo noi – chi vince alla Camera,
  8. comunque sia, chiunque sia, dovrà avere l’onere della responsabilità di fare le prime
  9. proposte al Capo dello Stato. Il ritorno al voto immediato non pare, oggi, la prospettiva
  10. da perseguire, e abbiamo fiducia nel fatto che il Presidente della Repubblica possa
  11. aiutare il sistema politico a trovare le soluzioni migliori[PPP] in questo momento così
  12. complesso. È evidente che il ragionamento che faremo sul risultato sarà un ragionamento
  13. a 360°, in particolare legato ai due temi che ci paiono essere quelli sui quali una nostra
  14. riflessione interna sia più necessaria.
  1. Il primo è quello legato alla “fatica sociale” che il Paese sta vivendo e ha vissuto,
  2. e il costo dell’austerità. Una ribellione che ha visto molti italiani seguire proposte anche
  3. molto demagogiche; penso soltanto alle ultime cose che Berlusconi ha detto sull’IMU,
  4. sulla restituzione dell’IMU, sulla restituzione dell’IMU con i soldi delle sue stesse aziende…
  5. tutti temi che ovviamente, è un tipo di campagna elettorale lontana anni luce da quella
  6. che noi abbiamo fatto e da quella che noi riteniamo utile per il Paese[PPP]. L’altro tema
  7. è sicuramente il tema della credibilità della politica, crollata per via di scandali, per via
  8. delle difficoltà che tutti abbiamo visto in questi anni[PPP]. Abbiamo fatto una campagna
  9. elettorale basata sui concetti di serietà e di verità. Continuiamo a ritenere che la verità non
  10. è alternativa alla speranza. Non si può dare speranza raccontando balle[IMPLIC]. La
  11. speranza si basa sulla verità e siamo convinti che questo è il tratto distintivo[PPP] di un
  12. grande partito, di una grande forza politica popolare quale si è dimostrato ed è il Partito
  13. Democratico. A questo punto, quando i risultati saranno chiari e definiti, diremo la nostra
  14. su tutti gli ultimi punti, e ovviamente interverrà il nostro candidato premier, il Segretario
  15. Pierluigi Bersani, e, da quel momento in poi agiremo passo passo.

Letta codifica come impliciti del contenuto o della responsabilità meno informazioni di Berlusconi. Comunque presuppone che esistano e siano identificabili le soluzioni migliori per la situazione politica italiana, che il suo schieramento abbia fatto la campagna elettorale che ritiene utile per il paese, che tutti negli anni recenti abbiano visto delle difficoltà nella politica, e che un grande partito come il suo abbia un tratto distintivo da cui si può riconoscerlo. Inoltre trasmette per implicatura che i suoi avversari (e in particolare Berlusconi) diano speranza raccontando balle. Come si vede, oltre che come quantità, gli impliciti di Letta sono meno invasivi di quelli di Berlusconi anche perché i contenuti che veicolano sono più spesso prossimi – se non del tutto uguali – a opinioni largamente condivise. Ma questo è difficile da esprimere mediante indici numerici, ancora più che la differenza di impatto persuasivo tra presupposizione, Topic e implicatura; e quindi dobbiamo accontentarci di osservarlo in modo impressionistico, a margine del procedimento di misurazione.

In Tavola 3 sono calcolati i valori di implicitezza per i costrutti rilevanti dell’inizio del discorso di Letta, e nell’ultimo rigo ne sono riportati i valori totali.

Completiamo il confronto con il discorso pronunciato da Matteo Renzi nel maggio 2014, di cui riportiamo qui l’inizio.

Inizio del discorso di Matteo Renzi (26 maggio 2014)

  1. L’Italia è più forte delle paure che l’attraversano[PPP+TOPIC]. E l’Italia è in grado di incidere
  2. nel percorso che si apre in Europa[PPP+TOPIC] con molta decisione – io avverto questa
  3. responsabilità, innanzitutto. L’Italia che è andata a votare ieri ha parlato in modo molto
  4. Ho detto in campagna elettorale che non consideravo questo risultato un referendum
  5. sul governo. Confermo questo giudizio oggi. Non era un referendum sul governo, non lo
  6. considero un referendum sul governo, non lo considero un voto su di me. Considero questo
  7. voto un voto di speranza straordinaria, di un Paese che ha tutte le condizioni per poter
  8. cambiare, e per poter invitare l’Europa a cambiare[IMPLIC]. Cos’è accaduto in Europa? –
  9. Perdonatemi se per 30 secondi vi chiedo l’attenzione di fare insieme una riflessione sul risultato
  10. europeo – da una parte, le forze che vengono definite populiste, e che tengono insieme tante cose
  11. diverse – queste forze politiche hanno ottenuto in alcuni Paesi un risultato straordinario, in altri
  12. una buona affermazione. Dall’altro lato, un’idea di Europa che in questi anni non ha
  13. funzionato[TOPIC], ha fallito. Nel mezzo, c’è il grande spazio per il cambiamento possibile[PPP].
  14. L’idea di riportare l’Europa ad essere il luogo della speranza dei cittadini e delle famiglie,
  15. delle lavoratrici e dei lavoratori, e delle imprese[PPP]. Questo è il nostro sogno[PPP], questo è
  16. il nostro obiettivo[PPP]. E da Roma, dove il trattato è nato – dove è stato firmato – parte un
  17. messaggio di grande consapevolezza da parte delle forze politiche italiane, in particolar modo
  18. di chi ha ottenuto un buon risultato, naturalmente. Credo che non sia questa la sede per
  19. commentare il grande risultato del Pd[PPP+TOPIC], di cui sono naturalmente molto felice e, per
  20. alcuni aspetti, commosso ed emozionato. Però, oggi, il fatto che, ad esempio, nel partito della
  21. sinistra europea, il primo gruppo – la prima delegazione – sia quella italiana non è un tema
  22. Che nei grandi Paesi europei il risultato che alcune forze politiche in Italia hanno fatto
  23. ha oggettivamente un valore di portata straordinaria, per non esagerare, è a mio giudizio un
  24. fatto molto importante nella costruzione dell’Europa[PPP+TOPIC]. Allora, l’Italia c’è, è
  25. determinata, è decisa. Io personalmente credo che questo risultato spinga fortissimamente tutti
  26. noi ad avere consapevolezza del nostro compito. Molti mi dicono : “Ma perché non
  27. festeggiamo? E dai, festeggia! Su, dai, almeno una piazzata con due bandiere”. Credo che in
  28. questo momento – immagino di poter dire che le piazzate con le bandiere ci saranno questa sera
  29. in tante città italiane dove, a mio giudizio, il Centro Sinistra porterà a casa un risultato molto
  30. importante, se – come è immaginabile – il trend nazionale aiuterà il risultato locale, o viceversa,
  31. chi lo sa? Però, il punto centrale[PPP+TOPIC] è che noi oggi non abbiamo l’esigenza di far festa
  32. perché avvertiamo lo straordinario compito a cui i nostri concittadini ci hanno chiamato[PPP],
  33. che è quello di togliere ogni alibi[PPP+IMPLIC]. A Roma, nei palazzi della politica, nessuno ha più
  34. Non c’è più spazio per rinviare le riforme, quelle istituzionali, costituzionali,
  35. elettorali, del lavoro, della pubblica amministrazione, della giustizia, del fisco[IMPLIC].

Il discorso di Renzi si avvicina più a quello di Berlusconi che a quello di Letta, per quanto concerne la tendenziosità affidata agli impliciti. Vi si presuppone fra l’altro che l’Italia sia attraversata da paure; che proprio con il mandato di Renzi le si apra un percorso in Europa; che esista e sia grande lo spazio per il cambiamento, e che questo cambiamento sia possibile; che l’Europa sia stata, ma non sia più, il luogo della speranza dei cittadini e delle famiglie, delle lavoratrici e dei lavoratori e delle imprese; che Renzi e i suoi abbiano un sogno, e un obbiettivo; che con Renzi il PD abbia ottenuto un grande risultato; che “i cittadini” (tutti) lo abbiano chiamato a un compito straordinario; che certi politici si nascondano dietro degli alibi.

Alcuni di questi contenuti, oltre che presupposti, sono anche resi come Topic benché si tratti di idee che Renzi introduce di sua iniziativa, senza riprenderle da alcun contesto. Inoltre è resa come semplice Topic, quindi come già attiva nella mente dei destinatari, che l’idea di Europa degli avversari di Renzi in questi anni non abbia funzionato.

Sono invece da implicare a cura dei destinatari l’idea che il voto dato a Renzi accrediti finalmente l’Italia come paese che ha le condizioni per poter cambiare se stessa e l’Europa, e che sia per il Paese che per l’Europa sia positivo cambiare nella direzione di Renzi; che a nascondersi dietro degli alibi siano gli avversari di Renzi (implicato a partire dalla stessa porzione di testo che presuppone l’esistenza degli alibi); che siano stati costoro a rinviare le riforme istituzionali, costituzionali, elettorali, del lavoro, della pubblica amministrazione, della giustizia, del fisco.

In Tavola 4 rigo per rigo sono calcolati i valori di implicitezza per ciascuno dei costrutti rilevanti nell’inizio del discorso di Renzi, di cui in fondo vengono riportati i valori totali.

Gli impatti globali degli impliciti nei discorsi di Berlusconi (1,1695) e di Renzi (0,9642) sono sensibilmente maggiori rispetto a quello di Letta (0,5860). Questo è il risultato di un maggiore impiego di costrutti che implicitano contenuti discutibili, soprattutto presupposizioni ma anche Topic nuovi e implicature conversazionali. Le differenze di estensione e di impatto dell’informazione implicita tra i tre discorsi sono mostrate in Tavola 5. La differenza indicata nella colonna tra due discorsi ha segno positivo se a ottenere il punteggio maggiore è il discorso del politico nella colonna di sinistra, negativo se il valore maggiore è quello del politico nella colonna di destra.

Come si vede, la differenza di tendenziosità totale fra il discorso di Berlusconi e quello di Renzi è del 18%, meno della metà di quella fra i discorsi di Renzi e di Letta (39%). Mentre la minore tendenziosità di Letta riguarda tutti i comparti, invece il risultato simile di Berlusconi e Renzi dipende da due tendenze opposte: Berlusconi rispetto a Renzi fa più uso di presupposizioni (impliciti della responsabilità), ma Renzi “si rifà” ricorrendo più dell’anziano rivale alle implicature (impliciti del contenuto). Resta da verificare, e sarà oggetto di lavori futuri, se le tendenze osservate in questi discorsi siano solo il frutto di circostanze contingenti o caratterizzino lo stile oratorio dei politici in questione più estesamente e in maniera più costante.

Conclusioni

Confrontando tre discorsi pronunciati in circostanze abbastanza simili da tre uomini politici diversi, si è cercato di andare oltre una percezione impressionistica della loro tendenziosità, intesa come presentazione di contenuti discutibili in forma indiretta, cioè resi impliciti quanto al contenuto stesso o alla responsabilità dell’emittente nel proporlo. Se è vero che questi espedienti linguistici possono determinare un abbassamento dell’attenzione del destinatario e quindi convincerlo di ciò che non accetterebbe se asserito in forma diretta, ciò di cui si tratta è l’onestà comunicativa – e quindi in ultima analisi l’onestà – degli uomini politici. Sostituendo all’intuito anche molto qualificato dello specialista una serie di passaggi stabiliti con il migliore rigore consentito da quelle unità ibride di forma e significato che sono i costrutti linguistici, si perviene a giudizi più comparabili sulla trasparenza semantica e l’onestà di diversi testi e dei loro autori. Questo perché diventa ricostruibile il procedimento mediante cui si forma ciascun giudizio, che così può essere valutato nella sua correttezza, discusso e migliorato.

Il metodo proposto può certo essere perfezionato: non vogliamo assolutizzare i procedimenti e ancor meno i risultati qui proposti, che nel tempo potranno essere migliorati; ma ci pare utile in quanto modo di procedere passando – in questo campo la cui complessità lo sempre ha impedito – da sensazioni impressionistiche a un metodo di analisi quantitativa il più possibile serio. L’applicazione di questo genere di analisi alla comunicazione politica (ma anche a quella commerciale), può diventare frequente o addirittura usuale, costituendo un filtro di controllo e un pubblico monito a esercitare la vigilanza intellettuale nella ricezione ed interpretazione dei messaggi persuasivi. In questo modo si concorrerà ad accrescere la misura in cui si esercita l’effettiva libertà di scelta dei cittadini nei confronti delle proposte della classe politica; e quindi le condizioni effettive di applicazione della cosiddetta democrazia reale.

Ulteriori confronti

Per dare un’idea almeno impressionistica del significato dei punteggi assegnati ai discorsi di Berlusconi, Renzi e Letta, mostriamo a seguire l’impatto globale degli impliciti misurato sui discorsi di alcuni politici francesi e statunitensi tenuti nel 2012, e su alcuni testi in diverse lingue appartenenti a generi testuali con maggiori o minori finalità persuasive. Come si vede, Renzi è affiancato dal repubblicano Rick Santorum e Letta da Ségolène Royal (ma anche da un dépliant turistico):

Marine Le Pen: 2,2

Ségolène Royal: 0,6

Mitt Romney: 1,6

Rick Santorum: 1,0

Brochure promozionale della ditta Erbolario: 2,3

Dépliant turistico – Scottish Castles: 0,5

Foglietto illustrativo di un farmaco: 0,17

Introduction to Cambridge Examination Papers: 0,06